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Il Blog di Posarellivillas

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Uno dei dolci autunnali più tipici in Toscana è il Castagnaccio, una torta preparata con la farina di castagne, uvetta, pinoli, noci e rosmarino. La sua storia è infatti legata alla città di Lucca, in quanto, nel “Commentario delle più notabili et mostruose cose d’Italia ed altri luoghi” di Ortensio Lando (1553), è indicato un certo Pilade da Lucca come l’inventore della ricetta. Oltre ad essere una preparazione semplice, è anche molto veloce e il suo sapore particolare è conferito dalla dolcezza della sua farina. Nei mesi autunnali, in Toscana si organizzano decine di feste e sagre dedicate alle castagne e al castagnaccio: non perdete l’occasione di fare un salto a “Castagne e Vino Novo” a San Gimignano nei giorni 13,20,27 novembre e 8,9,10 dicembre (scoprite le nostre case in affitto a San Gimignano) o alla “Festa della Castagna” a Lupinaia (LU) il 13 novembre (scoprite le nostre case in affitto a Lupinaia)! INGREDIENTI: ◾ 300 g farina dolce di castagne ◾ 40 g pinoli sgusciati ◾ 40 g noci sgusciate ◾ 70 g uvetta ◾ Rosmerino ◾ Sale ◾ Olio d’oliva 1. Lavate l'uvetta sotto acqua fresca corrente e poi mettetela in ammollo per 10 minuti in una ciotola con acqua fredda per farla reidratare. 2. Setacciate la farina di castagne e ponetela in una zuppiera molto capace, poi diluitela con acqua fredda poco alla volta mescolando con una frusta, in modo da ottenere una pastella abbastanza liquida e senza grumi (occorrerà circa mezzo litro d’acqua). 3. Aggiungete due cucchiaiate d’olio, un pizzico di sale, l’uvetta ammollata e amalgamate ancora. Dopo aver tostato leggermente i pinoli in una padella, aggiungeteli assieme alle noci, tenendone da parte alcune per cospargere la superficie del dolce. 4. Versate l’impasto in una tortiera (tipica è quella rettangolare) unta d’olio e di dimensioni tali che il castagnaccio risulti alto circa un dito. 5. Cospargete la superficie con i pinoli, le noi spezzettate e qualche foglia di ramerino: prima di metterlo nel forno già caldo (200°) “arabescatelo” con un sottile filo d’olio (2 cucchiai circa). 6. Per la cottura occorreranno circa 30 minuti; comunque il castagnaccio è pronto quando la superficie sarà bella abbronzata, croccante e screpolata.
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Si sente spesso parlare del vino rosso toscano come uno dei migliori del mondo intero, senza saperne davvero la ragione. Per non parlare, poi, del vino “Chianti” o di tutte quelle bottiglie con le iniziali “DOCG” che non ricordiamo mai a cosa si riferiscono. Qual è, poi, la differenza tra un Merlot, un Sangiovese e un Colorino? E perché alcuni vini sono “Annata” mentre altri sono “Riserva”? Purtroppo non siamo tutti esperti di enologia ed è normale non riuscire a rispondere a queste domande. Possiamo, però, cercarne le risposte e magari trovarne alcune proprio in questo articolo. Innanzitutto, cos’è il Chianti? Il Chianti è un’area di circa 70.000 ettari compresa tra le province di Siena e Firenze. Ben 7.000 ettari sono ricoperti da vigneti da cui si ricavano vini rossi di ottima qualità. Fu Cosimo III De’ Medici a delinearne i confini nel 1716, quando indisse un bando tra le quattro regioni vocate alla produzione del “buon vino”, cioè Regione Chianti, Pomino, Carmignano e Val D’Arno di sopra, introducendo per la prima volta in concetto di denominazione territoriale e controllo sulla produzione dei vini. Cosa significa DOCG? DOCG è l’acronimo di “denominazione di origine controllata e garantita”. Infatti, i vini DOCG sono severamente controllati, sottoposti a esami organolettici e sono riconosciuti come DOC da almeno dieci anni. Il 96% dei vini DOCG in commercio è prodotto dal Consorzio Chianti Classico. Cos’è il Consorzio Chianti Classico? Il consorzio è un’associazione di varie aziende del Chianti che ne vigila e controlla la produzione e che valorizza la denominazione Chianti Classico nel mondo. Nato nel 1924, ha come marchio un gallo nero ed è l’unico a cui è permesso produrre vino “Chianti” dal 2010. I vini delle sue aziende devono essere prodotti a partire da uve sangiovese per almeno 80% e da altri vitigni a bacca rossa come canaiolo nero, colorino, merlot e cabernet savignon. Se ne distinguono inoltre tre tipologie (Gran Selezione, Riserva, Annata) a seconda dell’invecchiamento o delle caratteristiche chimiche/organolettiche. Una delle aziende che fanno parte del Consorzio dal 1948 è la Fattoria di Bibbiano, splendido agriturismo nel comune di Castellina in Chianti. Immersa nel verde della campagna toscana e in cima a una collina circondata da cipressi e filari di vigne, la tenuta è formata da alcuni lussuosi casolari toscani gestiti in esclusiva da Posarelli Villas.
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“Paese che vai, usanze che trovi”: in ogni Paese europeo il 31 ottobre, il primo novembre e il due novembre sono festeggiati in modo diverso. Scopriamo allora come si celebra in italia! 31 OTTOBRE-HALLOWEEN La festa anglosassone di Halloween corrisponde al giorno del capodanno celtico e alla fine dell’estate, conosciuto con il nome di “Samhain”. Per secoli si è creduto che, durante la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre, i defunti tornassero dall’oltretomba e camminassero con i viventi sulla terra. Perciò, già nel medioevo gli uomini indossavano maschere o costumi di streghe e fantasmi per non farsi riconoscere e per fare riti propiziatori. Al giorno d’oggi, Halloween è una festa sempre più festeggiata ed amata dagli Europei: è usanza travestirsi, intagliare zucche con la faccia di Jack-O-Lantern, andare di casa in casa chiedendo “dolcetto o scherzetto?”. 1 NOVEMBRE Le cose cambiano per quanto riguarda il primo novembre, festeggiato in modo diverso di Paese in Paese. Questa festività chiamata “Ognissanti” è di tipo religioso e fu stabilita da Papa Gregorio II nel VII secolo per “cristianizzare” gli strascichi dalla paganità di Halloween. Nell’835 il giorno venne dichiarato festivo dal re franco Luigi il Pio e, infatti, oggi tutte le attività commerciali, le istituzioni pubbliche e … rimangono chiusi. Gli italiani passano questo giorno in famiglia, si scambiano regali tra di loro e celebrano la gloria e l’onore di tutti i Santi, oltre che le persone con lo stesso nome di un Santo. A Massa carrara, è tradizione regalare ai bambini le sfilza, cioè delle collane di castagne lesse e mele che indosseranno il giorno dopo, durante la festa dei morti. In questi giorni si cucinano anche dei dolci come il castagnaccio (una torta dolce a base di castagne) e il pan dei Morti (pagnotta con uvetta e frutta secca). 2 NOVEMBRE In questo giorno si ricordano tutti i defunti, non è un giorno festivo ma è comunque molto sentito dagli italiani, che visitano i cimiteri per portare fiori e lumini ai propri parenti e amici scomparsi. L’usanza di onorare i morti è senza dubbio molto antica: già all’epoca dell’Impero Romano si praticavano alcuni riti per implorare la pace ai morti. Cosa fare il Ponte del 1 novembre? Ti consigliamo: -Lucca Comics & Games (Scopri la nostre case a Lucca) -Festa delle castagne a Fivizzano (MS)(Scopri la nostre case a
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Un labirinto di vicoli lastricati, case in mattoncini e imponenti mura difensive caratterizzano uno dei borghi più belli d’Italia: Anghiari. In provincia di Arezzo, è una dei paesi più visitati dai turisti che, oltre ad innamorarsi dei colori dei tipici paesaggi “da cartolina”, vogliono scoprire la storia e l’anima della Toscana più autentica. Passeggiando per le stradine di questa “città del buon vivere” sembra proprio che il tempo si sia fermato al Medioevo, quando furono costruiti antichi edifici come il monastero di San Bartolomeo Apostolo (il Cassero), la Chiesa della Badia e la cinta muraria. La piazza principale del borgo è piazza Mameli (in passato conosciuta come piazza del Borghetto) ed è sede dei due musei più importanti di Anghiari: il Museo statale di arte figurativa di Palazzo Teglieschi e il Museo della Battaglia e di Anghiari del Palazzo del Marzocco. Indispensabile, poi, visitare il Museo della Misericordia, il Teatro Ricomposti, la Torre dell’Orologio e i Giardini del Vicario. Fermatevi qualche secondo ad ammirare la meravigliosa vista panoramica sulla valle del Tevere, sul borgo di Sansepolcro e sulla “Piana della Battaglia”, la valle dove si svolse la celebre battaglia del 1440. In quell’unico giorno di scontro, il 29 giugno, i milanesi e i fiorentini combatterono per ottenere il dominio sulla regione meridionale della Toscana e solo un uomo morì, cadendo da cavallo. Per celebrare la vittoria, i fiorentini commissionarono a Leonardo da Vinci l’affresco della “Battaglia di Anghiari”, realizzato nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio: purtroppo, a causa di una tecnica di essiccamento sbagliata, l’opera si è rovinata ed è stata ricoperta da un affresco di Vasari. In ricordo della battaglia vinta si organizza ogni 29 giugno il Palio della Vittoria, cioè una corsa di uomini a piedi che inizia dalla Piana della Battaglia e che termina nella Piazza del Mercatale. C’è anche un’altra curiosissima tradizione di questo paese: la Scampanata. Ogni cinque anni, il 5 maggio, gli iscritti alla Società della Scampanata devono presentarsi prima delle 6 del mattino nella piazza principale. I ritardatari sono prelevati dalle loro case, gettati su un carretto addobbato e trasportati per le vie del paese affollate da tiratori di uova, farina e altri alimenti. Anghiari si trova in una zona ricca di attrazioni turistiche e di città d’arte: bastano infatti pochi minuti per raggiungere località come Arezzo, Cortona, Siena o Perugia. A meno di dieci chilometri dal paese si trova anche Monterchi, un piccolo borgo medievale dove si trovano alcune magnifiche ville gestite da Posarelli Villas: Palazzo Rosadi e Torre del Cielo. Ciascuna casa, gestita da Rosado Rosadi, gode di una posizione collinare, di un panorama mozzafiato, di una piscina privata e garantisce ai suoi ospiti una vacanza all’insegna della comodità e della tranquillità assoluta.
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Qualche settimana fa, il castello di Montegufoni si è trasformato all’improvviso nella sede di un raduno automobilistico. E non erano macchine qualunque, ma automobili con la “A” maiuscola: decine di Ferrari rosse, nere e grigie erano parcheggiate per le strade e l’inconfondibile suono dei loro motori si è diffuso nell’aria. I loro fortunati proprietari, tutti di nazionalità inglese, hanno infatti alloggiato nel Castello per una settimana: ogni giorno, a bordo dei loro bolidi, hanno visitato una zona diversa della Toscana e si sono innamorati sempre di più della sua bellezza. E come dar loro torto? I colori inconfondibili della campagna Toscana e le sue città d’arte sono il tesoro che tutto il mondo ci invidia. Montegufoni, l’antico castello nel Chianti sede di moltissimi eventi e matrimoni, si trova infatti a 20 km da Firenze, a 70 km da Pisa ed è circondato da un paesaggio mozzafiato. Senza alcun dubbio, un soggiorno in questa lussuosa proprietà è assolutamente fuori dal comune e regala emozioni uniche ai suoi ospiti.
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Il romanzo thriller “Inferno” di Dan Brown ha riscosso un incredibile successo in tutto il mondo ed è oggi considerato un capolavoro della letteratura contemporanea. Da esso è stato tratto anche un film con Tom Hanks, al cinema dal 13 ottobre. E allora perché non approfittare per ripercorrere le sue tracce e accompagnare personalmente il professore in questa città durante la vostra vacanza in Toscana? Ecco qui una lista dei luoghi citati nel romanzo e con qualche informazione in più, per permettervi di trasformarvi nel protagonista del libro e di vedere la città sotto un punto di vista del tutto nuovo. 1)CAMPANILE DI BADIA/BADIA FIORENTINA Via del Proconsolo, 50122 Firenze. Ingresso Gratuito. Nel primo capitolo, la figura dell’Ombra si getta dal suo campanile per sfuggire ai suoi inseguitori: la Badia Fiorentina è una delle chiese più antiche di Firenze ma, nascosta tra gli edifici del centro e mimetizzata tra una casa e l’altra, non è molto conosciuta. Fu fondata nel 978 come abbazia benedettina, nel 1285 l’architetto Arnolfo di Cambio fu incaricato di ristrutturarla in stile gotico e nel 1627 essa subì un’ulteriore ristrutturazione. Il campanile cuspidato, eretto tra il 1310 e il 1330, svetta nel panorama cittadino tra Palazzo vecchio e il Bargello. 2)PORTA ROMANA E L'ISTITUTO D'ARTE Piazzale di Porta Romana, 9 La Porta Romana è la porta più a sud di Firenze, la più grande e meglio conservata: risalente al 1326, fa parte delle antiche mura della città e conduce direttamente al suo centro storico. Sul lato destro della porta si trova l’accesso al Giardino di Boboli usato da Langdon e Sienna mentre, poco più avanti, un meraviglioso viale alberato conduce all’Istituto d’Arte di Porta Romana: in passato, esso ospitava le scuderie reali e una collezione di migliaia di calchi in gesso. 3)GIARDINO DI BOBOLI Piazza Pitti, 1. Ingresso gratuito per under 18 e fiorentini, 7€ dall’ingresso di Palazzo Pitti e dal Forte del belvedere, 10€ dall’ingresso a Porta Romana, 3,50€ per i cittadini dell’UE tra i 18 e i 25 anni di età. Il central park fiorentino è un vero e proprio museo a cielo aperto ed il più famoso esempio di “giardino all’italiana”. Fu voluto dalla famiglia dei Medici e, successivamente, ospitò i Granduchi di toscana e il Re d’Italia. Nei suoi 45000 mq si nascondono tesori architettonici, artistici e naturali di fronte ai quali nemmeno il professor Langdon, durante la sua fuga, riesce a restare indifferente. Insieme a Sienna raggiunge la Grotta del Buontalenti, un magnifico spazio suddiviso in tre stanze che imita una grotta naturale e che ospita alcune importanti opere d’arte. 4) CORRIDOIO VASARIANO Da una piccola porta dentro Palazzo Pitti, la coppia accede al corridoio per arrivare velocemente a palazzo Vecchio senza essere visti. Si tratta infatti di un passaggio segreto lungo 800 metri commissionato nel 1565 da Cosimo I dei Medici a Vasari allo scopo di garantire una via di fuga per la sua famiglia in caso di necessità. Al suo interno sono conservati moltissimi dipinti seicenteschi e settecenteschi ma, purtroppo, non è facile riuscire a vederli: le visite al corridoio sono esclusivamente guidate, su prenotazione e a numero chiuso. 5) PALAZZO VECCHIO Piazza della Signoria. Ingresso gratuito per under 18, ridotto a 8€ per studenti universitari, over 65 e 18-25, intero a 10€ Il corridoio termina all’interno di Palazzo Vecchio, edificio costruito nel 1299 da Arnolfo di Cambio in bugnato rustico e oggi sede del Comune di Firenze. Una parte dell’edificio è stata adibita a museo visitabile per ammirare opere di maestri italiani come Verrocchio, Michelangelo o Bronzino. Attraverso una serie di passaggi segreti al suo interno, Sienna e Robert raggiungono la Sala delle Carte Geografiche, lo spazio sopra il Salone dei Cinquecento con la “Battaglia di Marciano” di Vasari, lo Studiolo di Francesco I e il corridoio della Maschera Mortuaria di Dante. L’ideale è provare il tour “Passaggi segreti” offerto dal Palazzo stesso, o il nuovo “I luoghi dell’inferno”, per scoprire tutti i luoghi citati nel libro all’interno dell’edificio. 6) MUSEO CASA DI DANTE Via S.Margherita, 1. Biglietto intero a 4€, ridotto a 2€. E’ in questa zona che gli Alighieri vissero e dove il famoso poeta Dante nacque nel 1265: oggi, la casa ospita un museo su tre piani che racconta la vita dello scrittore, la storia della sua Commedia e la Firenze del suo tempo. Sienna e Langdon non riescono però ad entrarvi perché, essendo lunedì, lo trovano chiuso: in effetti, il lunedì è il giorno di chiusura secondo l’orario invernale. 7) BATTISTERO DI SAN GIOVANNI Piazza S. Giovanni. Biglietto 15€, con accesso al Duomo, al Museo dell’Opera e al Campanile inclusi. L’ultima tappa del percorso dei protagonisti è il Battistero di San Giovanni, dove trovano la Maschera di Dante nascosta nel Fonte battesimale. Costruito nel 1128 in marmo bianco e verde, l’edificio possiede tre grandi porte bronzee realizzate da Andrea Pisano e da Lorenzo Ghiberti, tra cui la celebre Porta del Paradiso. Oltre al magnifico fonte, al suo interno si trova un enorme e prezioso mosaico che cattura subito l’attenzione di chi entra.
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In cima ad una collina chiamata “Monte Ercole” è situato il paese di Monterchi, un piccolo borgo nel bel mezzo della Valle del Tevere. Dal suo punto più alto, la cittadina regala ai suoi ospiti un meraviglioso panorama su prati verdi, sui campi di girasoli e su alcuni conventi, pievi e mura secolari che sbucano qua e là. E’ proprio a Monterchi che potrete lasciarvi affascinare dal famosissimo affresco di Piero della Francesca, “la Madonna del Parto”, realizzato tra il 1450 e il 1465 durante un soggiorno dell’artista nel paese. La scena rappresenta la Vergine in posizione centrale e con il ventre gonfio, affiancata da due angeli che tengono i lembi del tendone che li sovrasta. L’opera è conservata nel “Museo Madonna del Parto” in Via della Reglia e i biglietti costano €6,50 (intero) o €5 (ridotto). Con il solito biglietto, è possibile visitare anche il curioso “Museo dei Pesi e delle Bilance”, un luogo unico e particolare in cui sono esposti circa 150 esemplari di bilance antiche da collezione. Per la sua singolarità, questo museo è riconosciuto come uno dei più importanti al mondo nel suo genere. L’aspetto di Monterchi è decisamente medievale: nonostante in passato alcuni terremoti abbiano fatto tremare questa zona, la cinta muraria e gli antichi edifici in pietra del centro storico non hanno mostrato segni di cedimento. I visitatori possono quindi godersi appieno la bellezza di questo borgo, percorrendo a piedi i suoi stretti vicoli, annusando il profumo di lavanda e assaggiando le sue delizie locali. Qua vicino si trovano alcune ville perfette per il vostro soggiorno nell’aretino, gestite da Posarelli Villas:  “Casale Tiziano” o “Torre del Cielo” o “Gellino”. Scegliete la vostra preferita e prenotatela adesso!
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I pici all’aglione sono un tipico primo piatto toscano: è impossibile trovare un ristorante o un’osteria nella provincia senese che non li proponga nel suo menu. I “pici” sono dei grossi spaghetti rustici solitamente fatti in casa con una tecnica di lavorazione chiamata “appiciare”. Si possono comunque acquistare in qualunque bottega di alimentari toscana o nel reparto di “pasta tipica o speciale” dei supermercati. Il condimento è a base di pomodoro ed aglio, anzi, “aglione”, cioè una varietà tipica della zona della Valdichiana. La differenza è evidente: una testa di aglione può pesare più di mezzo chilo e il suo sapore è molto più delicato di quello dell’aglio comune. Questa ricetta antica è molto semplice: l’unica difficoltà sta nell’evitare di rosolare troppo l’aglio, perché il suo retrogusto sgradevole rovinerebbe tutto il piatto. Anche uno dei miei colleghi ha scelto di assaggiare questo piatto nell’”Antico Posto di Ristoro”, un ristorante in cui ci siamo fermati a mangiare qualche giorno fa, di ritorno da una delle nostre visite nell’aretino. Ci troviamo su una strada secondaria che collega Arezzo alla Val Tiberina e lungo la quale si diffonde l’invitante profumo delle tagliate cotte alla griglia dallo chef. E’ infatti la carne la specialità del ristorante: il menu offre decine di piatti a base di cacciagione, agnello, anatra e coniglio, oltre all’immancabile bistecca alla fiorentina. La famiglia Piomboni, proprietaria del ristorante, possiede anche alcune meravigliose case nella località di Anghiari chiamate "Villa Lorenzo"”, entrambe con piscina privata e gestite da Posarelli Villas. Ecco qua la ricetta dei pici: INGREDIENTI PER 4 PERSONE: ◾8 spicchi di Aglione ◾4 cucchiai di olio extravergine di oliva ◾4 cucchiai di vino bianco ◾700 g di polpa di pomodoro a cubetti ◾q.b. di sale ◾un pizzico di zucchero ◾330 g di pici 1. Innanzitutto, sbucciate gli spicchi d’aglio, tagliateli a metà ed eliminate il germoglio interno di colore verde. Siete liberi di scegliere la quantità di aglio che volete usare, ma non esagerate: un sapore troppo forte potrebbe risultare spiacevole. Tritateli poi finemente o schiacciateli con uno spremiaglio. 2. Fate riscaldare l’olio d’oliva in una padella capiente, che riesca a contenere la pasta e il condimento che preparerete. Una volta caldo, aggiungete l’aglio tritato e lasciatelo ammorbidire: se necessario, schiacciatelo ancora con un cucchiaio di legno durante la cottura. Fatelo dorare (ma non scurire) e, una volta morbido, aggiungete il vino bianco e lasciate sfumare per qualche minuto. Dopo circa 4-5 minuti, il vino dovrebbe essere completamente evaporato e l’aglio si dovrebbe essere praticamente sciolto. 3. Aggiungete il pomodoro a pezzi, il sale e un pizzico di zucchero (per limitare l’acidità del pomodoro e dare al piatto un sapore leggermente agrodolce). Lasciate così cuocere il sugo per 10-15 minuti a fiamma bassa, girando di tanto in tanto con cucchiaio di legno per non farlo restringere troppo. 4. Intanto lessate i pici in abbondante acqua salata: il loro tempo di cottura varia tra i 15 e i 20 minuti. Poco prima di scolarli, accendete il fuoco sotto la padella del condimento. 5. Una volta cotti, scolate i pici trasferendoli direttamente nella padella del sugo e fate insaporire qualche minuto, facendoli saltare a fiamma vivace girando di frequente. 6. Servire immediatamente. Buon appetito!
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Qualche settimane fa, sono andato a San Gimignano (SI) per salire sulla cima della Torre Salvucci Maggiore, una delle famose torri che svettano nello skyline della Manhattan del medioevo. Lungo la strada che percorro per raggiungerla, quando inizio a scorgere la sagoma dei palazzi che si stagliano contro il cielo, capisco perché le è stato dato questo nome: simili al Chrysler Building accanto all’Empire State, le torri sembrano dei veri e propri grattacieli. Con la differenza che queste, però, sono state costruite ottocento anni fa. E’ assurdo che nessuno associ mai la parola “grattacielo” all’immagine di San Gimignano perché è qui, in questa città, che si trovano le fondamenta dei titani di ferro che oggi guardiamo dal basso verso l’alto nelle nuove metropoli. San Gimignano gode di una fama mondiale: tutti, almeno una volta nella vita, hanno sentito parlare delle sue altissime torri, hanno trovato il paese immortalato in una foto su internet o hanno studiato la sua architettura, rimasta quasi del tutto intatta dall’epoca medievale. Questa piccola cittadina in provincia di Siena si trova su un colle della Val d’Elsa e domina, dall’alto dei suoi 324 m s.l.m., le chiome degli ulivi, le ombre dei cipressi e le vigne che la circondano. Anche l’UNESCO, negli anni ’90, ha premiato San Gimignano come “Patrimonio dell’umanità” per il suo caratteristico aspetto medievale. LE TORRI Le “mascotte” del paese sono senza dubbio le torri stesse: nel 1300 se ne contavano ben 72, nel 1580 erano venticinque, mentre oggi non ne sono rimaste più di quattordici. All’epoca, erano il simbolo della potenza di ogni famiglia: più alta era la torre, più importanti venivano considerati i signori che la abitavano. Iniziavano quindi delle vere e proprie competizioni in altezza tra i giganti di pietra, in cui i nobili ricorrevano agli stratagemmi più scorretti per riuscire ad avere il sopravvento sugli avversari, anche tagliando la parte superiore delle loro torri. Venne quindi indetto un regolamento e si impedì di costruire edifici più alti di 51 metri, limite rispettato da tutte le torri oggi esistenti tranne la Torre Grossa, alta 54m. La costruzione più antica, la Torre Rognosa, risale al 1200 ed è alta 51 metri; le altre torri sono: la Torre del Diavolo, la Torre dei Cugnanesi, la Torre Chigi, la Torre dei Becci, la Torre Campatelli, la Torre degli Ardinghelli, il Campanile della Collegiata, la Torre Pettini, la Torre Ficherelli, la Torre di Palazzo Pellari, la Casa-Torre Pesciolini e le Torri dei Salvucci. Nell’ultimo caso, si tratta di due torri gemelle costruite dalla famiglia Salvucci nel XIII secolo, allo scopo di dimostrare la loro inimitabile potenza nella città. L’altezza vertiginosa, però, non rientrava nei limiti fissati dal regolamento e furono quindi tagliate ad altezze diverse: una ha quindi preso il nome di “Torre Salvucci Minore” e l’altra di “Torre Salvucci Maggiore”. LA TORRE SALVUCCI MAGGIORE La “Maggiore” è stata restaurata di recente per permettere agli ospiti di trascorrere al suo interno un soggiorno unico, fuori dal tempo e dal comune. Infatti, l’unico suo appartamento si compone di 10 piani collegati tra loro con 160 scalini e di una terrazza panoramica, dalla quale è possibile ammirare il paesaggio circostante a 360°. Dall’ultimo piano, le dolci colline ricoperte dai filari dei vigneti, le torri, i casolari in pietra, i sentieri costeggiati dai cipressi e le piantagioni di ulivi si estendono a perdita d’occhio. Nel palazzo adiacente alla torre è situato un altro appartamento, le cui finestre si affacciano direttamente sulla piazza del Duomo e godono quindi di una bellissima vista panoramica. Non esistono torri con queste stesse caratteristiche: gli antichi alloggi costruiti all’interno delle altre non sono più abitabili ed è possibile visitare solo alcuni degli altri palazzi. E’ per questo che la Posarelli Villas si propone di offrire ai visitatori della città un’esperienza speciale, affittando i due appartamenti della Torre Salvucci e aprendo le loro porte agli amanti della storia e della bellezza italiana. Situata nel centro storico cittadino, la torre permette di trascorrere un soggiorno all’insegna della tranquillità e della comodità, grazie alla chiusura al traffico disposta dal Comune in questa zona e alla vicinanza di molti ristoranti, musei e monumenti storici. A pochi chilometri da San Gimignano si trovano anche città d’arte come Volterra (21 km), Siena (47 km), borghi come Certaldo (8 km) e Monteriggioni (21 km), facilmente visitabili durante la propria permanenza nel paese. COSA FARE A SAN GIMIGNANO Molti sono i “must do” e “must see”della New York toscana ed un giorno non è sufficiente per apprezzarli tutti fino in fondo. Ad esempio, la Piazza del Duomo colpisce per la ricchezza degli edifici che vi si affacciano e per il suo Duomo del 1100, uno dei migliori esempi dello stile romanico toscano, con molti affreschi al suo interno. Meritano almeno una visita anche il Palazzo Comunale, la Piazza Pecori, il Palazzo Vecchio del Podestà, la Porta S. Giovanni, la Rocca di Montestaffoli, la Piazza S. Agostino, la Casa di Santa Fina, la Porta delle Fonti e l’ex Conservatorio di S. Chiara. Oltre alle innumerevoli cose da fare, visitare e vedere, serve ricordare che ogni nuova città ha una tradizione culinaria tutta da scoprire: San Gimignano è rinomato per la Vernaccia, il vino bianco bevuto e amato anche da Dante e Lorenzo il Magnifico, e per il suo zafferano, l’oro giallo usato anticamente come moneta per pagare i debiti. Fu anche grazie a questa nobile spezia che, in passato, la ricchezza e l’importanza di questa città furono riconosciute a livello nazionale. Un altro aspetto a suo favore era la sua posizione lungo la famosa Via Francigena, l’antica strada che collegava Canterbury a Roma, percorsa da migliaia di pellegrini ogni anno.
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Qualche mese fa, ho avuto l’opportunità di visitare il piccolo borgo di Cetona (SI) e la sua antica Rocca medievale, edificio in cui è possibile alloggiare e trascorrere dei soggiorni indimenticabili. Non si sente parlare spesso di questo paesino, nonostante sia un gioiello della campagna toscana che merita di essere visitato almeno una volta nella vita. Questo piccolo borgo, abitato da meno di 3000 anime, è situato nella regione più meridionale della provincia senese, a pochi chilometri dal confine umbro e da quello laziale. Siamo lontani da Firenze: le persone che incontro non parlano più nello stesso modo e il loro accento si è trasformato da “fiorentino” a qualcosa di diverso, che non riesco ancora a definire bene. Tuttavia, Cetona conserva ancora le caratteristiche tipiche del borgo medievale toscano “disegnato nella pietra e nel cotto”, arroccato sulla cima di una collina per difendersi dagli attacchi nemici, con case di legno e mattoni così vicine tra loro da sembrare incastrate. Si tratta di un gioiello incastonato nel verde dei boschi, stagliato di fronte al Monte Cetona, alto 1148 m e attraversato da dodici itinerari naturalistici per scoprire i suoi tesori più nascosti. La bellezza di questo luogo è incontestabile: non per nulla è stato recentemente eletto uno dei “Borghi più belli d’Italia” dall’ANAI. Cetona aderisce anche alle associazioni “Città dell’Olio” e “Città del Vino” e ospita la manifestazione “Sul filo dell’olio” durante i primi due weekend di novembre. Si tratta di una festa che valorizza il cibo, l’arte e la musica locali, il cui protagonista indiscusso è l’olio nuovo di produzione locale, del quale è possibile fare degustazioni e visitare i frantoi. Uno dei piatti che caratterizza questa località è invece quello dei Pici con l’Aglione, cioè dei grossi spaghetti fatti a mano conditi con salsa di pomodoro, molto aglio e peperoncino. Molti ristoranti del borgo permettono di assaggiarli, assieme ad altre ricette tipiche della tradizione regionale. Il nome “Cetona” non ricorda nessuna altra parola italiana: alcuni credono che derivi dal nome di un’antica pieve paleocristiana, chiamata “baptisterium Sancti Johannis de Queneto o de Queteno” o “plebs Sancti Johannis de Scetona”, ma può anche darsi che sia un riferimento al torrente che scorre poco più a sud del paese, cioè il Chieteno. Le prime fonti storiche su Cetona risalgono al VII-VI sec. A.C., quando gli Etruschi si insediarono in questa zona, nei pressi di Camposervoli: gli scavi realizzati nel ventesimo secolo hanno riportato alla luce molti reperti risalenti all’Età del Bronzo, oggi conservati nel “Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona”. Durante l’epoca Medievale, il borgo appartenne prima alla Repubblica di Orvieto, poi a quella di Siena e fu infine inglobata, nel 1556, al Granducato di Toscana. Molti sono gli edifici antichi e i monumenti da vedere in questo paesino, anche se, in realtà, basta incamminarsi lungo una delle vie lastricate che costeggiano il monte, dette “coste”, per rendersi conto che ogni angolo del borgo nasconde una bellezza unica nel suo genere, da ammirare ed apprezzare. All’interno della “cittadella” si trovano, ad esempio, il convento di San Francesco, edificato nel 1212, la Chiesa di San Michele Arcangelo, risalente al 1155, e la Collegiata della Santissima Trinità, chiesa in stile gotico del XII-XIII secolo con un affresco del Pinturicchio al suo interno. C’è poi la Piazza Garibaldi, un’enorme piazza ovale realizzata nel XVI secolo da Gian Luigi Vitelli, che accoglie i visitatori appena arrivati a Cetona e che stupisce per la sua imponenza in confronto alla piccolezza del borgo. La posizione di Cetona è strategica, perfetta per raggiungere dei borghi-gioiello come Chiusi, Sarteano, Pienza e Moltepulciano in pochi minuti, e città come Siena, Perugia, Assisi o Arezzo in meno di un’ora e mezzo. E’ un paese tranquillo e silenzioso, adatto a diventare la tappa ideale di una vacanza nel Chianti ed è molto caratteristico nella sua semplicità. Chiunque alzi lo sguardo dalle strade di questo paese non può non notare la celebre Rocca, che domina il borgo dal suo punto più alto, in modo imponente. Si tratta anche del suo nucleo più antico, originario del X secolo, al quale sono stati aggiunti altri corpi edilizi nel corso dei secoli. Il Corpo di Guardia fu infatti costruito nel XVI secolo dal marchese Chiappino Vitelli, che inglobò una porta e una torre difensiva del castello medievale preesistente nel nuovo edificio, diventato la sua nuova lussuosa dimora privata. I due acri di parco che la circondano sono decorati da centinaia di fiori, filari di ulivi, alberi secolari e da una grande piscina in muratura, costruita usando il travertino di un antico ponte romano ed immersa in una vegetazione lussureggiante. Uno degli accessi della villa permette di raggiungere il centro del paese in pochi minuti e di poter quindi approfittare di una passeggiata lungo i viali o di un assaggio dei piatti tipici locali con molta comodità. Questo piccolo castello della campagna senese è circondato da un’aura di tranquillità e serenità a cui nessuno vorrebbe rinunciare: trascorrere una notte qui trasforma l’ospite in un principe rinascimentale, padrone della sua fortezza, circondato dal lusso e dalla bellezza. D’altronde, non è possibile visitare la Rocca e il suo parco se non soggiornandoci, poiché si tratta di una proprietà privata che Posarelli Villas si incarica di affittare per delle vere e proprie vacanze da sogno.
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