Il Blog di Posarellivillas
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I pici all’aglione sono un tipico primo piatto toscano: è impossibile trovare un ristorante o un’osteria nella provincia senese che non li proponga nel suo menu.
I “pici” sono dei grossi spaghetti rustici solitamente fatti in casa con una tecnica di lavorazione chiamata “appiciare”. Si possono comunque acquistare in qualunque bottega di alimentari toscana o nel reparto di “pasta tipica o speciale” dei supermercati.
Il condimento è a base di pomodoro ed aglio, anzi, “aglione”, cioè una varietà tipica della zona della Valdichiana. La differenza è evidente: una testa di aglione può pesare più di mezzo chilo e il suo sapore è molto più delicato di quello dell’aglio comune.
Questa ricetta antica è molto semplice: l’unica difficoltà sta nell’evitare di rosolare troppo l’aglio, perché il suo retrogusto sgradevole rovinerebbe tutto il piatto.
Anche uno dei miei colleghi ha scelto di assaggiare questo piatto nell’”Antico Posto di Ristoro”, un ristorante in cui ci siamo fermati a mangiare qualche giorno fa, di ritorno da una delle nostre visite nell’aretino. Ci troviamo su una strada secondaria che collega Arezzo alla Val Tiberina e lungo la quale si diffonde l’invitante profumo delle tagliate cotte alla griglia dallo chef. E’ infatti la carne la specialità del ristorante: il menu offre decine di piatti a base di cacciagione, agnello, anatra e coniglio, oltre all’immancabile bistecca alla fiorentina. La famiglia Piomboni, proprietaria del ristorante, possiede anche alcune meravigliose case nella località di Anghiari chiamate "Villa Lorenzo"”, entrambe con piscina privata e gestite da Posarelli Villas.
Ecco qua la ricetta dei pici:
INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
◾8 spicchi di Aglione
◾4 cucchiai di olio extravergine di oliva
◾4 cucchiai di vino bianco
◾700 g di polpa di pomodoro a cubetti
◾q.b. di sale
◾un pizzico di zucchero
◾330 g di pici
1. Innanzitutto, sbucciate gli spicchi d’aglio, tagliateli a metà ed eliminate il germoglio interno di colore verde. Siete liberi di scegliere la quantità di aglio che volete usare, ma non esagerate: un sapore troppo forte potrebbe risultare spiacevole. Tritateli poi finemente o schiacciateli con uno spremiaglio.
2. Fate riscaldare l’olio d’oliva in una padella capiente, che riesca a contenere la pasta e il condimento che preparerete. Una volta caldo, aggiungete l’aglio tritato e lasciatelo ammorbidire: se necessario, schiacciatelo ancora con un cucchiaio di legno durante la cottura. Fatelo dorare (ma non scurire) e, una volta morbido, aggiungete il vino bianco e lasciate sfumare per qualche minuto. Dopo circa 4-5 minuti, il vino dovrebbe essere completamente evaporato e l’aglio si dovrebbe essere praticamente sciolto.
3. Aggiungete il pomodoro a pezzi, il sale e un pizzico di zucchero (per limitare l’acidità del pomodoro e dare al piatto un sapore leggermente agrodolce). Lasciate così cuocere il sugo per 10-15 minuti a fiamma bassa, girando di tanto in tanto con cucchiaio di legno per non farlo restringere troppo.
4. Intanto lessate i pici in abbondante acqua salata: il loro tempo di cottura varia tra i 15 e i 20 minuti. Poco prima di scolarli, accendete il fuoco sotto la padella del condimento.
5. Una volta cotti, scolate i pici trasferendoli direttamente nella padella del sugo e fate insaporire qualche minuto, facendoli saltare a fiamma vivace girando di frequente.
6. Servire immediatamente. Buon appetito!
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Qualche settimane fa, sono andato a San Gimignano (SI) per salire sulla cima della Torre Salvucci Maggiore, una delle famose torri che svettano nello skyline della Manhattan del medioevo. Lungo la strada che percorro per raggiungerla, quando inizio a scorgere la sagoma dei palazzi che si stagliano contro il cielo, capisco perché le è stato dato questo nome: simili al Chrysler Building accanto all’Empire State, le torri sembrano dei veri e propri grattacieli. Con la differenza che queste, però, sono state costruite ottocento anni fa. E’ assurdo che nessuno associ mai la parola “grattacielo” all’immagine di San Gimignano perché è qui, in questa città, che si trovano le fondamenta dei titani di ferro che oggi guardiamo dal basso verso l’alto nelle nuove metropoli.
San Gimignano gode di una fama mondiale: tutti, almeno una volta nella vita, hanno sentito parlare delle sue altissime torri, hanno trovato il paese immortalato in una foto su internet o hanno studiato la sua architettura, rimasta quasi del tutto intatta dall’epoca medievale. Questa piccola cittadina in provincia di Siena si trova su un colle della Val d’Elsa e domina, dall’alto dei suoi 324 m s.l.m., le chiome degli ulivi, le ombre dei cipressi e le vigne che la circondano. Anche l’UNESCO, negli anni ’90, ha premiato San Gimignano come “Patrimonio dell’umanità” per il suo caratteristico aspetto medievale.
LE TORRI
Le “mascotte” del paese sono senza dubbio le torri stesse: nel 1300 se ne contavano ben 72, nel 1580 erano venticinque, mentre oggi non ne sono rimaste più di quattordici. All’epoca, erano il simbolo della potenza di ogni famiglia: più alta era la torre, più importanti venivano considerati i signori che la abitavano. Iniziavano quindi delle vere e proprie competizioni in altezza tra i giganti di pietra, in cui i nobili ricorrevano agli stratagemmi più scorretti per riuscire ad avere il sopravvento sugli avversari, anche tagliando la parte superiore delle loro torri. Venne quindi indetto un regolamento e si impedì di costruire edifici più alti di 51 metri, limite rispettato da tutte le torri oggi esistenti tranne la Torre Grossa, alta 54m.
La costruzione più antica, la Torre Rognosa, risale al 1200 ed è alta 51 metri; le altre torri sono: la Torre del Diavolo, la Torre dei Cugnanesi, la Torre Chigi, la Torre dei Becci, la Torre Campatelli, la Torre degli Ardinghelli, il Campanile della Collegiata, la Torre Pettini, la Torre Ficherelli, la Torre di Palazzo Pellari, la Casa-Torre Pesciolini e le Torri dei Salvucci. Nell’ultimo caso, si tratta di due torri gemelle costruite dalla famiglia Salvucci nel XIII secolo, allo scopo di dimostrare la loro inimitabile potenza nella città. L’altezza vertiginosa, però, non rientrava nei limiti fissati dal regolamento e furono quindi tagliate ad altezze diverse: una ha quindi preso il nome di “Torre Salvucci Minore” e l’altra di “Torre Salvucci Maggiore”.
LA TORRE SALVUCCI MAGGIORE
La “Maggiore” è stata restaurata di recente per permettere agli ospiti di trascorrere al suo interno un soggiorno unico, fuori dal tempo e dal comune. Infatti, l’unico suo appartamento si compone di 10 piani collegati tra loro con 160 scalini e di una terrazza panoramica, dalla quale è possibile ammirare il paesaggio circostante a 360°. Dall’ultimo piano, le dolci colline ricoperte dai filari dei vigneti, le torri, i casolari in pietra, i sentieri costeggiati dai cipressi e le piantagioni di ulivi si estendono a perdita d’occhio. Nel palazzo adiacente alla torre è situato un altro appartamento, le cui finestre si affacciano direttamente sulla piazza del Duomo e godono quindi di una bellissima vista panoramica. Non esistono torri con queste stesse caratteristiche: gli antichi alloggi costruiti all’interno delle altre non sono più abitabili ed è possibile visitare solo alcuni degli altri palazzi. E’ per questo che la Posarelli Villas si propone di offrire ai visitatori della città un’esperienza speciale, affittando i due appartamenti della Torre Salvucci e aprendo le loro porte agli amanti della storia e della bellezza italiana.
Situata nel centro storico cittadino, la torre permette di trascorrere un soggiorno all’insegna della tranquillità e della comodità, grazie alla chiusura al traffico disposta dal Comune in questa zona e alla vicinanza di molti ristoranti, musei e monumenti storici. A pochi chilometri da San Gimignano si trovano anche città d’arte come Volterra (21 km), Siena (47 km), borghi come Certaldo (8 km) e Monteriggioni (21 km), facilmente visitabili durante la propria permanenza nel paese.
COSA FARE A SAN GIMIGNANO
Molti sono i “must do” e “must see”della New York toscana ed un giorno non è sufficiente per apprezzarli tutti fino in fondo. Ad esempio, la Piazza del Duomo colpisce per la ricchezza degli edifici che vi si affacciano e per il suo Duomo del 1100, uno dei migliori esempi dello stile romanico toscano, con molti affreschi al suo interno. Meritano almeno una visita anche il Palazzo Comunale, la Piazza Pecori, il Palazzo Vecchio del Podestà, la Porta S. Giovanni, la Rocca di Montestaffoli, la Piazza S. Agostino, la Casa di Santa Fina, la Porta delle Fonti e l’ex Conservatorio di S. Chiara.
Oltre alle innumerevoli cose da fare, visitare e vedere, serve ricordare che ogni nuova città ha una tradizione culinaria tutta da scoprire: San Gimignano è rinomato per la Vernaccia, il vino bianco bevuto e amato anche da Dante e Lorenzo il Magnifico, e per il suo zafferano, l’oro giallo usato anticamente come moneta per pagare i debiti. Fu anche grazie a questa nobile spezia che, in passato, la ricchezza e l’importanza di questa città furono riconosciute a livello nazionale. Un altro aspetto a suo favore era la sua posizione lungo la famosa Via Francigena, l’antica strada che collegava Canterbury a Roma, percorsa da migliaia di pellegrini ogni anno.
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Qualche mese fa, ho avuto l’opportunità di visitare il piccolo borgo di Cetona (SI) e la sua antica Rocca medievale, edificio in cui è possibile alloggiare e trascorrere dei soggiorni indimenticabili. Non si sente parlare spesso di questo paesino, nonostante sia un gioiello della campagna toscana che merita di essere visitato almeno una volta nella vita.
Questo piccolo borgo, abitato da meno di 3000 anime, è situato nella regione più meridionale della provincia senese, a pochi chilometri dal confine umbro e da quello laziale. Siamo lontani da Firenze: le persone che incontro non parlano più nello stesso modo e il loro accento si è trasformato da “fiorentino” a qualcosa di diverso, che non riesco ancora a definire bene. Tuttavia, Cetona conserva ancora le caratteristiche tipiche del borgo medievale toscano “disegnato nella pietra e nel cotto”, arroccato sulla cima di una collina per difendersi dagli attacchi nemici, con case di legno e mattoni così vicine tra loro da sembrare incastrate. Si tratta di un gioiello incastonato nel verde dei boschi, stagliato di fronte al Monte Cetona, alto 1148 m e attraversato da dodici itinerari naturalistici per scoprire i suoi tesori più nascosti.
La bellezza di questo luogo è incontestabile: non per nulla è stato recentemente eletto uno dei “Borghi più belli d’Italia” dall’ANAI. Cetona aderisce anche alle associazioni “Città dell’Olio” e “Città del Vino” e ospita la manifestazione “Sul filo dell’olio” durante i primi due weekend di novembre. Si tratta di una festa che valorizza il cibo, l’arte e la musica locali, il cui protagonista indiscusso è l’olio nuovo di produzione locale, del quale è possibile fare degustazioni e visitare i frantoi.
Uno dei piatti che caratterizza questa località è invece quello dei Pici con l’Aglione, cioè dei grossi spaghetti fatti a mano conditi con salsa di pomodoro, molto aglio e peperoncino. Molti ristoranti del borgo permettono di assaggiarli, assieme ad altre ricette tipiche della tradizione regionale.
Il nome “Cetona” non ricorda nessuna altra parola italiana: alcuni credono che derivi dal nome di un’antica pieve paleocristiana, chiamata “baptisterium Sancti Johannis de Queneto o de Queteno” o “plebs Sancti Johannis de Scetona”, ma può anche darsi che sia un riferimento al torrente che scorre poco più a sud del paese, cioè il Chieteno.
Le prime fonti storiche su Cetona risalgono al VII-VI sec. A.C., quando gli Etruschi si insediarono in questa zona, nei pressi di Camposervoli: gli scavi realizzati nel ventesimo secolo hanno riportato alla luce molti reperti risalenti all’Età del Bronzo, oggi conservati nel “Museo Civico per la Preistoria del Monte Cetona”. Durante l’epoca Medievale, il borgo appartenne prima alla Repubblica di Orvieto, poi a quella di Siena e fu infine inglobata, nel 1556, al Granducato di Toscana.
Molti sono gli edifici antichi e i monumenti da vedere in questo paesino, anche se, in realtà, basta incamminarsi lungo una delle vie lastricate che costeggiano il monte, dette “coste”, per rendersi conto che ogni angolo del borgo nasconde una bellezza unica nel suo genere, da ammirare ed apprezzare. All’interno della “cittadella” si trovano, ad esempio, il convento di San Francesco, edificato nel 1212, la Chiesa di San Michele Arcangelo, risalente al 1155, e la Collegiata della Santissima Trinità, chiesa in stile gotico del XII-XIII secolo con un affresco del Pinturicchio al suo interno.
C’è poi la Piazza Garibaldi, un’enorme piazza ovale realizzata nel XVI secolo da Gian Luigi Vitelli, che accoglie i visitatori appena arrivati a Cetona e che stupisce per la sua imponenza in confronto alla piccolezza del borgo.
La posizione di Cetona è strategica, perfetta per raggiungere dei borghi-gioiello come Chiusi, Sarteano, Pienza e Moltepulciano in pochi minuti, e città come Siena, Perugia, Assisi o Arezzo in meno di un’ora e mezzo. E’ un paese tranquillo e silenzioso, adatto a diventare la tappa ideale di una vacanza nel Chianti ed è molto caratteristico nella sua semplicità.
Chiunque alzi lo sguardo dalle strade di questo paese non può non notare la celebre Rocca, che domina il borgo dal suo punto più alto, in modo imponente. Si tratta anche del suo nucleo più antico, originario del X secolo, al quale sono stati aggiunti altri corpi edilizi nel corso dei secoli.
Il Corpo di Guardia fu infatti costruito nel XVI secolo dal marchese Chiappino Vitelli, che inglobò una porta e una torre difensiva del castello medievale preesistente nel nuovo edificio, diventato la sua nuova lussuosa dimora privata. I due acri di parco che la circondano sono decorati da centinaia di fiori, filari di ulivi, alberi secolari e da una grande piscina in muratura, costruita usando il travertino di un antico ponte romano ed immersa in una vegetazione lussureggiante.
Uno degli accessi della villa permette di raggiungere il centro del paese in pochi minuti e di poter quindi approfittare di una passeggiata lungo i viali o di un assaggio dei piatti tipici locali con molta comodità.
Questo piccolo castello della campagna senese è circondato da un’aura di tranquillità e serenità a cui nessuno vorrebbe rinunciare: trascorrere una notte qui trasforma l’ospite in un principe rinascimentale, padrone della sua fortezza, circondato dal lusso e dalla bellezza. D’altronde, non è possibile visitare la Rocca e il suo parco se non soggiornandoci, poiché si tratta di una proprietà privata che Posarelli Villas si incarica di affittare per delle vere e proprie vacanze da sogno.
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ottobre 18, 2021
5 consigli per organizzare il matrimonio dei tuoi sogni in Toscana.
Ogni anno moltissime persone scelgono l’Italia come location per il proprio matrimonio e la Toscana è una delle destinazioni più gettonate del Paese per sposarsi! Se anche tu sogni di celebrare e festeggiare il tuo matrimonio tra le splendide e dolci colline della regione, ma non sai come organizzarti o cosa fare, questo articolo fa per te. Qui di seguito troverai alcuni consigli per trasformare il tuo matrimonio da sogno in Toscana in realtà!
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