La leggenda del Minotauro

Il Labirinto del Minotauro a Cnosso



La storia greca si fonde da sempre con la mitologia, dando alla luce una cultura unica al mondo. Tra tutti i miti e le leggende esistenti, che intrecciandosi formano un racconto fantastico, oggi vi raccontiamo quello del Labirinto di Cnosso, anche noto come il labirinto del Minotauro.

Siete pronti a immergervi in questa magnifica leggenda? Preparatevi a scoprire ogni dettaglio sul Labirinto del Minotauro di Cnosso!

IL PALAZZO DI CNOSSO




Partiamo dalla storia recente: il Labirinto di Cnosso fu ritrovato nei primi anni del Novecento da un archeologo inglese, tale Sir Arthur Evans, che portò alla luce un immenso Palazzo risalente al 2000 a.C. con più di 1300 camere per un totale di 22.000 metri quadrati. Il Palazzo era utilizzato come vero e proprio centro di vita della civiltà minoica. Sfortunatamente fu distrutto attorno al 1628 a.C. in seguito a un terremoto dovuto all’eruzione vulcanica di Thera, ovvero Santorini. Fu poi ricostruito negli anni dopo sulle stesse fondamenta del Palazzo antico. Probabilmente, la leggenda del Minotauro non si riferisce al labirinto come entità esterna al palazzo, ma al palazzo stesso, in quanto le sue stanze e i suoi corridoi erano così fitti da sembrare un labirinto.

Il Palazzo di Cnosso si trova sulla collina di Kefala, a pochi km da Heraklion. Oggi rappresenta una delle principali attrazioni turistiche dell’isola di Creta, ospitando non solo i resti strutturali, ma anche i magnifici mosaici e affreschi della civiltà minoica.

LA LEGGENDA




La storia del Minotauro ha inizio quando il re di Creta, Minosse, si fece donare un toro bianco di grandi dimensioni da Poseidone, dio del mare, da sacrificare per testimoniare ai cittadini cretesi il suo valore di Re e l’apprezzamento che avevano gli dei nei suoi confronti. Quando ricevette il toro, però, decise di tenerlo per sé. Poseidone, infastidito dal suo comportamento, fece innamorare la moglie di Minosse, Pasifae, del toro stesso e dall’unione dei due nacque il Minotauro: una bestia insaziabile che presto si cibò solo di carne umana. Per contenere la violenza del Minotauro, Minosse lo rinchiuse nel famoso Labirinto, fatto costruire da Dedalo e Icaro che ne rimasero intrappolati e che riuscirono a scappare costruendosi delle ali di cera.

Accadde che il figlio di Minosse, Androgeno, rimase ucciso da guerrieri ateniesi, gelosi della sua forza e delle sue abilità atletiche con cui vinceva ogni competizione. Per vendicarsi, Minosse costrinse Atene ad inviare ogni anno sette fanciulli e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro.

Teseo, figlio di Egeo, l’allora re di Atene, un giorno decise di mettere fine a questa vendetta e di partire con i ragazzi che venivano inviati a Creta per uccidere il Minotauro. Arrivato a Creta, Arianna, figlia di Minosse, si innamorò subito di Teseo e chiese a Dedalo di aiutarlo a trovare il Minotauro nel Labirinto. Dedalo indicò la strada e suggerì ad Arianna di dare a Teseo un filo rosso da srotolare mentre si incamminava nel labirinto per poter poi trovare la via del ritorno (da qui il detto “filo di Arianna”). Teseo trovò il Minotauro e lo uccise dopo una violenta battaglia, riuscendo a salvare anche gli altri ragazzi. Si apprestò a tornare ad Atene portando con sé anche Arianna e la sua sorella minore Fedra.

Da qui, sono molte le versioni esistenti che raccontano dell’abbandono di Arianna sull’isola di Nasso, che si era addormentata durante una sosta. Qualcuno dice che fu Dioniso, dio del vino e della musica, a imporre a Teseo di lasciare lì Arianna per potersela sposare. Altri che Teseo se ne dimenticò e che Dioniso, vedendo Arianna disperata decise di sposarla per mettere fine al suo dolore. In qualsiasi caso, la leggenda di Teseo, del Minotauro e di Arianna finisce tragicamente: Teseo aveva promesso a suo padre Egeo di cambiare le vele della sua nave da nere a bianche se fosse riuscito nella sua impresa. Ma nel suo ritorno a casa, Teseo si dimenticò di cambiare le vele ed Egeo, quando scorse all’orizzonte una nave dalle vele nere, non seppe trattenersi e dal dolore si buttò in mare, uccidendosi. Quello stesso mare prese il suo nome e divenne il Mar Egeo.

 

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