
Pochi lo sanno, ma l’antico castello ha avuto un ruolo fondamentale nel salvataggio di numerosi capolavori dell’Arte medievale e rinascimentale durante la seconda guerra mondiale. E’ stato infatti questo che il programma televisivo “Misteri Nazisti” di National Geographic Channel ha descritto nel suo episodio dedicato a Montegufoni, chiamato “La Fortezza Italiana”.
Eravamo nel 1942, la guerra era iniziata da più di due anni e le sorti iniziavano a girare nel verso sbagliato per l’Italia. La minaccia di bombardamenti aerei alleati sulle città si fece reale e le Autorità cominciarono a pensare a come salvare le opere d’arte custodite nei musei italiani, in particolare in quelli di Firenze. Fu deciso di trasferire le opere d’arte più importanti dai Musei fiorentini verso le Ville e i castelli sparsi nel “contado” fiorentino, lontani da obiettivi militari che potevano essere presi di mira dai bombardamenti: fu una decisione difficile e straziante per i responsabili dei musei, che speravano nella riuscita dell’operazione.

Il Castello di Montegufoni, situato a 20 chilometri da Firenze in posizione isolata, rappresentò una delle scelte primarie per il compimento dell’operazione: nel mese di novembre 1942 furono trasferite oltre 260 opere d'arte provenienti dagli Uffizi, dall'Accademia, dal Bargello, dalla Galleria Palatina, da San Marco e da Santa Maria Novella. Furono portati là alcuni dei massimi capolavori dell’Arte fiorentina, tra cui l’”Annunciazione” di Filippo Lippi, l’”Adorazione dei Magi” del Ghirlandaio, la “Maestà di Ognissanti” di Giotto e “la Primavera” di Botticelli. Le opere vennero stivate nelle stanze del castello, ed alcune foto d’epoca le ritraggono appoggiate ai muri, come se fossero mobili qualsiasi.
Tutto andò bene fino all’estate del 1944, quando il fronte della guerra passò da Montegufoni: le armate tedesche in ritirata risalivano la penisola lasciandosi andare ad ogni sorta di distruzione e crimini contro le popolazioni italiane e i loro beni. Un reparto di paracadutisti tedeschi si insediò infatti nel castello, con l’intenzione di utilizzarlo come caposaldo difensivo. Il comandante aveva bisogno di spazio e ordinò di liberare le stanze dalle opere d’arte di cui erano piene, intimando al fattore del castello (che si era assunto due anni prima la responsabilità della custodia delle opere d’arte) di fare una catasta nella piazza d’armi e di dare fuoco. Poteva trasformarsi in un evento drammatico e di una perdita inestimabile, ma il fattore non si perse d’animo: fiducioso nella tradizionale simpatia tra soldati tedeschi e vino Chianti, fece ubriacare il comandante dei paracadutisti e i suoi soldati, che quando si ripresero rinunciarono a distruggere le opere d’arte e, dopo pochi giorni, abbandonarono il castello.

Al loro arrivo, gli Alleati si accorsero immediatamente dell’importanza dei capolavori del castello e giunse sul posto una commissione di “Monument Men”, ossia soldati incaricati della protezione e tutela delle opere d’arte dalla furia nazista, immortalati nel film con George Clooney. La scoperta fece così scalpore tra le truppe Alleate da spingere addirittura il Gen. Alexander, Comandante in Capo delle Forze Alleate in Italia, a visitare il Castello.
Dopo pochi mesi, le opere d’arte ripresero la strada per Firenze, per essere riposizionate nei Musei da dove erano venute, e dove sono ancora oggi, pronte a meravigliare e a estasiare i milioni di visitatori che ogni anno arrivano a Firenze proprio per questo da ogni angolo del mondo, ignari di quanto il Castello di Montegufoni sia stato fondamentale per conservare al sicuro un tale patrimonio dell’umanità.